Lo scarabocchio

“Il disegno di un bambino è bello anche quando è brutto, perché nel farlo il bambino ha usato energia creatrice.
Crescendo ci si vergogna di creare: si preferisce distruggere, deridere, insultare.
Così si finisce per credere che la creatività sia un dono riservato a pochi eletti: gli artisti.
Invece tutti possiamo creare bellezza. Ce ne siamo solo dimenticati”

Massimo Gramellini

Lo scarabocchio è la prima manifestazione artistica nel bambino, il suo mondo che si traduce in linee. Prendere in mano un pennarello e lasciare un segno, trasformare un cerchio in un pesce con un semplice pastello. Lo scarabocchio è la nascita del segno.

La nascita del segno
Il bambino, già dai primi mesi di vita, osserva la realtà che lo circonda e cerca di intereagire con essa. La sua mano è percepita all’ inizio come esterma, viene poi man mano percepita come parte di sé. Le mani diventano strumento di esplorazione e di comunicazione con il mondo.
Le prime tracce grafiche del bambino sono create con saliva, cibo, acqua e sabbia, per esempio. In questa fase, possiamo osservare nel bambino il piacere di sporcare unito al desiderio di lasciare una traccia. Affinché egli possa essere facilitato nella suo percorso di sviluppo grafico, ha bisogno di sperimentare stimolazioni ambientali favorevoli. I bambini che vivono in ambienti privi di stimoli sono poco motivati, a differenza di quelli che hanno la fortuna di avere intorno a sè situazioni facilitanti, che possono dare vita alla comparsa delle prime tracce in età precoce, anche a sei, otto mesi.

Lo stadio dello scarabocchio
Stadio che va dia dicitotto mesi ai due anni. I primi scarabocchi sono spontanei, in quanto nessuno insegna ai bambini a scarabocchiare. I risultati di queste prime tracce sono molto variabili. Esistono varie teorie le quali concludono che lo scarabocchio registri il movimento del braccio. Gli scarabocchi sono il primo passo di avvicinamento al concetto di linee e forme sulla carta e i bambini possono rappresentare oggetti del loro ambiente. All’inizio i movimenti sono molto grossolani poi diventano sempre più raffinati (questo stadio dello sviluppo artistico corrisponde con l’ultima parte del periodo definito senso motorio nello sviluppo cognitivo e anche con l’inizio di quello preoperativo).

Vari studiosi (Lowenfeld 1947 ) hanno tentato di organizzare gli scarabocchi in questi stadi:

Disordinati (caotici e disorganizzati);
Longitudinali;
Circolari (che richiedono un controllo maggiore);
Significanti (passaggio dalla fase cinestetica al quella simbolica)

Rhoda Kellog (1968) ha compiuto studi approfonditi sull’attività grafica infantile e considera gli scarabocchi immagini importanti per lo sviluppo successivo: ipotizza due tipi di scarabocchi: loop e cerchi (movimenti circolari) e linee parallele. La ricerca condotta dall’autrice si basa sullo studio e l’analisi di circa un milione di disegni e scarabocchi eseguiti da bambini di tutto il mondo, dai due agli otto anni.

Tra i tre e i quattro anni
Dopo i due tre anni i bambini arrivano allo stadio simbolico e cominciano ad attribuire un significato agli scarabocchi e possono inventare storie. Chi lavora con i bambini sa quanta fantasia e immaginazione sono capaci di avere.
Verso i tre o quattro anni oltre agli scarabocchi iniziano a comparire anche forme come i mandala ( forme circolari, disegni o motivi )

Interpretazione degli scarabocchi
Il gesto che accompagna lo scarabocchio può darci informazioni sul bambino. Scarabocchi delicati per temperamenti più dolci o segni che bucano i fogli quando l’energia è troppa. Secondo la Oliverio Ferraris (1973) le linee da sole possono esprimere stati emotivi come la tristezza, depressione, gaiezza, fatica o sicurezza: un tipo di scarabocchio con linee spezzate, intersecate, può manifestare un vissuto di rabbia o collera, mentre un tracciato buono caratterizzato da linee curve,arrotondate può corrispondere a vissuti
di tranquillità e soddisfazione.

Aiutare i bambini a disegnare
Come aiutarli quando sono cosi piccoli attraverso i materiali artistici ?

1) Creando uno spazio per loro nella casa dove possano disegnare con tranquillità (un semplice foglio, che puo essere piccolo oppure formato un metro per un metro sul pavimento, a seconda del bambino e delle sue esigenze);

2) Offrendo matitone o pennarelli di vario tipo con colori vivaci;

3) Valorizzando i loro piccoli prodotti artistici appendendoli. Questo semplice gesto aumenta la loro autostima.

4) Standogli vicino quando disegnano e magari scarabocchiando con loro sullo stesso foglio (se gradiscono);

Gli scarabocchi sono storie: l’inizio, l’anello di una lunga catena, come diceva Arno Stern, di piccole o grandi storie che hanno bisogno di essere ascoltate.

Il Cestino dei Tesori

Il bambino nel gioco è “indipendente”; l’adulto ha un ruolo di regia e deve imparare a rimanere sullo sfondo quando il bambino non ha bisogno del suo intervento.
Elinor Goldschmied

 

Il “Cestino dei Tesori” ideato dalla pedagogista Elinor Goldschmied (un’autrice che ha profondamente innovato la metodologia di lavoro nelle strutture per l’infanzia) e rivolto al bambino/a dai 6 ai 12 mesi circa, consente di disporre di una serie di oggetti raccolti dall’ambiente domestico, accuratamente selezionati per garantire la sicurezza durante la loro manipolazione. Il materiale è messo all’interno di un cestino con sponde alte (questo per permettere al bambino/a di appoggiarsi stabilmente con il braccio e poter prendere da solo gli oggetti all’interno) ed è di vario tipo, forma e grandezza (la grandezza minima deve darci la certezza di non poter essere ingoiato: indicativamente l’oggetto più piccolo può essere delle dimensioni di una noce o di una castagna). Quest’attività diventa un prezioso stimolo sensoriale (oggetti ruvidi, lisci, morbidi, solidi, in legno, stoffa, metallo, pelo, e così via).

Il “Cestino dei Tesori” nasce proprio dall’attitudine esplorativa dei piccolissimi che in questo modo hanno la possibilità di osservare, scegliere, prendere, tenere in mano, portare alla bocca, succhiare, assaggiare, sbattere, lasciare cadere gli oggetti, decidere se riprenderli o se sceglierne altri, ecc…
Per quanto tempo si è detto ai bambini di non mettere le cose in bocca! Certo lo si è fatto giustificandosi con motivazioni relative alla sicurezza e all’igiene.

E’ importante invece capire come, per un bambino di questa età, il “portare gli oggetti alla bocca” rappresenta il canale principale per comprendere come sono fatte le cose che lo circondano; è una tappa essenziale per la sua crescita.

Gli oggetti contenuti nel cesto devono offrire la massima varietà di stimoli ai cinque sensi:

  • al tatto, attraverso la diversa consistenza, forma e peso degli oggetti,
  • all’olfatto, attraverso la varietà di odori dei materiali,
  • al gusto, quest’ambito è più limitato ma i materiali offrono sapori diversi,
  • all’udito, attraverso i diversi rumori offerti dalla manipolazione degli oggetti,
  • alla vista, attraverso il colore, la forma, la lunghezza e la lucentezza degli oggetti,

A questo scopo nel cesto sono inseriti:

  • oggetti di origine naturale: pigneconchigliecastagne, pietre di fiumespugne naturali, gusci di noce di cocco,
  • oggetti di materiali naturali: gomitoli di lana/cotonesottopentola in paglia, pennelli da barba, spazzolino da denti, pettini in legno, spazzole in setole naturali
  • oggetti di legno, sonaglini, mollette da bucato, anelli delle tende, cucchiai, portauova,
  • oggetti di metallo, mazzi di chiavi, catenelle, fruste da cucina, pentolini, scatole dei sigari, coperchi dei vasetti di marmellata, piccole grattuge, formine per biscotti, tappo da vasca con catenella,
  • oggetti in pelle, tessuto, gomma, pelo: piumino per cipria, pezzi di tubi di gomma, palla da tennis, borsette in pelle con cerniera, pacchettini ben cuciti di tessuto con lavandatimo, chiodi di garofano, calzascarpe di osso.

Il cestino viene proposto durante un periodo della vita del bambino/a caratterizzato da una forte inquietudine e impazienza. Questo stato d’animo è conseguente al veloce sviluppo psico fisico, alla crescente curiosità verso l’ambiente e alla progressiva conquista di nuove abilità motorie.

I momenti che trascorrono tra pappa, sonno e veglia sono sempre più lunghi. Il bambino ha ora bisogno di occuparsi di attività che gli consentono di fare numerose scoperte.

In quest’epoca il cervello del bambino è in grado di assorbire, attraverso l’esperienza sensoriale, il flusso di stimoli proveniente dall’ambiente esterno. Quando non riesce a soddisfare questa spinta verso l’esplorazione (ad esempio, non può raggiungere gli oggetti desiderati, per impedimento motorio o per divieto degli adulti) manifesta uno stato di agitazione e frustrazione. Allunga le braccia e contemporaneamente muove le dita come per afferrare qualcosa, allarga e tende gli arti, diventa nervoso e ingestibile.

A tal proposito, il Cestino dei Tesori offre al bambino piccolo la possibilità di agire in uno spazio esclusivo con gli oggetti del mondo reale capaci di catturare la sua attenzione e dei quali può fare esperienza attraverso il tatto, la vista, il gusto, l’olfatto, l’udito e il movimento.

Quando si trova seduto accanto al cestino, il bambino/a inizia spontaneamente a giocare: afferra un oggetto, lo osserva, lo tocca, emette dei suoni, porta l’oggetto alla bocca, lo lecca, lo lascia cadere, lo spinge con i piedi, ne sceglie un altro dalla cesta, riprende l’oggetto di prima, lo porge a qualcuno, e così via. Quello che possiamo osservare è che, per tutta la durata della sua attività, appare soddisfatto, concentrato e attivo.

L’adulto che si occupa di lui o di un gruppo di bambini ha, durante il gioco, il compito di garantire la sua presenza premurosa e rassicurante, facendo attenzione a non interferire nell’attività del bambino.

Lo stato d’animo di un bambino costantemente interrotto da incoraggiamenti e/o suggerimenti (come l’esortazione a prendere un oggetto, il verbalizzare continuamente le sue azioni o l’incitamento con i vari “bravo”, “continua”, “bene”, ecc.) è simile a quello che possiamo provare quando siamo occupati in qualcosa che ci interessa particolarmente e qualcuno continua a disturbarci.

Impegnati ad esplorare gli oggetti messi a loro disposizione nel cestino, i bambini cercano di comprendere “cosa sono” quelle cose. Il loro grado di concentrazione e attenzione è davvero sorprendente. Osservando il loro comportamento possiamo intuire quand’è il momento in cui hanno bisogno di condividere con noi l’esperienza, ad esempio se ci guardano, ci offrono un oggetto, ci sorridono o ci vengono incontro.

Una risposta attenta, premurosa e poco invadente, sarà il sostegno emotivo adeguato ad incoraggiare e proseguire nel gioco.